Posso sostituire la statina con un integratore?
La risposta onesta
di Adriano Zampol D'Ortia
10-03-2026
Nella percezione comune, il trattamento del colesterolo alto si muove su una linea apparentemente semplice: da un lato il "farmaco", dall'altro l'"integratore naturale". Ma questo schema non corrisponde alla realtà. Le statine restano, sul piano scientifico, la classe di riferimento nella prevenzione cardiovascolare. Non semplicemente perché abbassano il colesterolo — ma perché sono tra le poche molecole per cui esiste una documentazione solida, vasta e ripetuta sulla riduzione degli eventi cardiovascolari gravi: infarto, ictus, mortalità, ricadute. In termini di numeri, riescono a ridurre il colesterolo LDL dal 30% al 55% o più, a seconda del dosaggio.
Gli integratori: uno spazio diverso, non alternativo
Gli integratori per il colesterolo occupano uno spazio diverso — e legittimo, ma ben definito. Nelle raccomandazioni ufficiali non rappresentano un'alternativa terapeutica alla statina nei soggetti ad alto rischio cardiovascolare. Trovano invece un ruolo in situazioni selezionate: soggetti a basso rischio cardiovascolare con lieve ipercolesterolemia, oppure pazienti che non tollerano o non vogliono i farmaci. In questi casi, il loro impiego ha senso — ma solo se inserito in un percorso seguito e monitorato dal proprio medico di base o da uno specialista.
Il riso rosso fermentato: l'integratore che non è solo un integratore
Tra gli integratori disponibili per il colesterolo, il più efficace e conosciuto è il riso rosso fermentato. Per anni è stato venduto e percepito come un rimedio "naturale" alternativo ai farmaci. Ma la storia è più complicata. La sua sostanza attiva, la monacolina K, è chimicamente identica alla lovastatina — un farmaco della famiglia delle statine. Non si tratta quindi di un meccanismo alternativo: è lo stesso meccanismo farmacologico, con le stesse potenziali interazioni con altri farmaci e gli stessi possibili effetti indesiderati. La riduzione del colesterolo LDL che produce è reale ma più contenuta rispetto alle statine vere e proprie: intorno al 15-25%. Proprio per questo, negli ultimi anni le autorità europee hanno ristretto significativamente le condizioni d'uso dei prodotti a base di monacoline: dosaggi massimi ridotti, nuove avvertenze obbligatorie, limitazioni alle categorie che possono utilizzarli. Non è più considerato un semplice supporto nutrizionale, ma una fonte di principio attivo farmacologicamente rilevante.
Il vero discrimine: non la preferenza, ma il rischio
La domanda "statina o integratore?" ha quindi una risposta che non dipende dalla preferenza personale, ma dal livello di rischio cardiovascolare individuale. Ne abbiamo parlato in questo articolo, ma lo possiamo sintetizzare anche così:
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Rischio alto: l'obiettivo è ridurre concretamente la probabilità di infarto o ictus. La scelta si orienta verso le molecole con evidenze cliniche solide — le statine.
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Rischio basso: su profili iniziali o lievi, con valori poco alterati, l'integratore può avere un significato — a condizione di essere monitorato.
Un dettaglio pratico che in pochi conoscono: quando fare il controllo: chi assume integratori per il colesterolo torna spesso in farmacia per il monitoraggio dei valori a distanza di giorni — o addirittura settimane — dalla fine della confezione. È un errore frequente e comprensibile, ma che rende inutile il controllo. La verifica dell'efficacia va fatta durante l'assunzione dell'integratore, non dopo averlo interrotto. Solo così il valore ottenuto è interpretabile.
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La lotta al colesterolo alto e la prevenzione dei rischi cardiovascolari non è una battaglia da combattere ogni tanto, ma un impegno quotidiano che richiede scelte corrette e costanti. Se hai dubbi su cosa stai prendendo — farmaco o integratore — e su come monitorarlo nel modo giusto, vieni a parlarne con noi in farmacia.
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