Statine e colesterolo: perché il medico prescrive (o non prescrive) il farmaco anche quando i valori sembrano normali

Una riflessione aperta sul senso di assumere farmaci

Al banco della farmacia capita sempre più spesso: qualcuno arriva con i dubbi seminati da un articolo letto online, da un parente allarmista o dal famoso "vicino di casa" che ha smesso le statine e si sente benissimo. I temi sono sempre gli stessi: i dolori muscolari comparsi anni dopo l'inizio della terapia, la possibilità di sostituire il farmaco con integratori naturali, il sospetto che le statine facciano più male che bene. Questo tam-tam — alimentato dal web e da passaparola spesso in buona fede — è in realtà molto pericoloso, perché porta le persone ad abbandonare una terapia che protegge da infarto e ictus. Proviamo a fare un po' di chiarezza.

Il colesterolo non è (solo) un numero

Per molti anni il colesterolo è stato trattato come un valore da confrontare con una soglia: sopra i 240 mg/dL si parlava di ipercolesterolemia, sopra i 160 mg/dL di colesterolo LDL si iniziava a pensare alla statina, sotto certi livelli ci si sentiva tranquilli. Un ragionamento semplice, intuitivo, in parte efficace — ma col tempo sempre meno capace di garantire una reale prevenzione degli eventi cardiovascolari. Negli ultimi quindici anni le linee guida europee hanno progressivamente cambiato prospettiva: non più il valore isolato, ma il profilo di rischio complessivo della persona. Prima con lo studio SCORE, poi con l'aggiornamento SCORE2, la ricerca ha fatto passi importanti per capire qual è la probabilità che una persona specifica — con le sue caratteristiche specifiche — sviluppi un evento cardiovascolare grave nei prossimi dieci anni.

Cos'è il rischio cardiovascolare globale e perché cambia tutto

Nel modello SCORE2, il colesterolo non entra più come valore totale o LDL («colesterolo cattivo»), ma come colesterolo non-HDL, cioè la somma di tutti i grassi circolanti potenzialmente dannosi per le arterie. Ma il colesterolo non è l'unico fattore. Nel calcolo del rischio entrano anche: età, sesso, pressione arteriosa e abitudine al fumo. È dalla combinazione di questi elementi che emerge il rischio cardiovascolare reale. La conseguenza pratica è sorprendente, e spiega molti dei malintesi che sentiamo ogni giorno:

Lo stesso identico valore di colesterolo può portare a decisioni terapeutiche completamente diverse a seconda della persona.

Un adulto giovane, con pressione normale e non fumatore, può avere valori di colesterolo elevati e un rischio SCORE2 comunque basso: nessuna statina necessaria. Un soggetto anziano, iperteso o fumatore, può avere valori di colesterolo appena sopra la norma e trovarsi già in una fascia di rischio alto o molto alto: la statina è indicata.

Ecco perché "i conti non tornano"

Questo è il punto che genera più confusione e alimenta le leggende metropolitane. Accade spesso che:

  • Una persona con valori di colesterolo nella norma si veda prescrivere una statina — perché il suo rischio globale (età, pressione, fumo) è comunque elevato.

  • Una persona con colesterolo alto non prenda nessun farmaco — perché il suo profilo complessivo di rischio è basso e la prevenzione si fa solo con stile di vita.

Il medico prescrittore, poi, ha anche valutazioni cliniche soggettive che vanno ben oltre i numeri del laboratorio: la storia familiare, altre patologie, lo stile di vita, la compliance del paziente. La decisione finale non può essere riassunta in una formula.

Cosa significa tutto questo per il paziente?

Stiamo parlando di prevenzione delle malattie cardiovascolari, che sono ancora oggi la prima causa di morte nel mondo occidentale. Per questo è importante che chi riceve una prescrizione capisca la logica che c'è dietro — anche quando non sembra ovvia. Capire che il rischio non è un numero stampato su un referto, ma il risultato della propria storia clinica. Capire che un valore elevato non è sempre una malattia da trattare con i farmaci, ma che — al contrario — valori apparentemente normali possono richiedere una terapia, proprio perché il contesto complessivo lo richiede.

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Se hai dubbi sulla tua terapia con le statine, se hai sentito dire che «fanno male» o ti stai chiedendo se puoi sostituirle con un integratore, non smettere di prenderle da solo. Vieni a parlarne con noi in farmacia: possiamo aiutarti a capire la logica della tua terapia e, se necessario, a confrontarti nel modo giusto con il tuo medico.

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